Svegliarsi, guardare fuori dalla finestra, vedere la pioggia. Così, a ripetizione ormai da troppo tempo, e per chi come me adora il bel tempo questa situazione è diventata veramente insostenibile. Siete d’accordo?

Ho pensato allora: perché non intervistare una personcina tanto dolce, di grande ispirazione per me e per molti di voi? Sono sicura che la foto che ho scelto di raccontarvi sarà un ottimo spunto per fotografare cose belle della nostra Torino, nella speranza che il sole torni a risplendere.

Vi presento Marta – conosciuta su Instagram come zuccaviolina -, e la sua bellissima foto che profuma di sole, di natura, di belle sensazioni.

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©zuccaviolina

Sembrava quasi ti stessi nascondendo. Parlaci di questo luogo meraviglioso e cosa si cela dietro questo scatto.

Era mattina prestissimo e stavo partecipando a un’iniziativa organizzata insieme alla community Igerstorino (di cui vi parlerò meglio sotto), che si chiama #wakeupreggia. È stato molto bello perché abbiamo osservato la Reggia di Venaria risvegliarsi, il sole sorgere sui giardini e sulle grandi finestre. Abbiamo salutato gli addetti delle pulizie e i sorveglianti che preparavano le stupende sale ad accogliere i turisti e abbiamo perfino fatto colazione lì. Il momento in cui scattavo però me lo ricordo per il freddo e la grande umidità che mi entrava sotto i vestiti, la meraviglia per il paesaggio mista alla fretta di scattare in tempo prima che il sole fosse troppo alto. È piuttosto normale che quando scatto foto abbia tante sensazioni contrastanti contemporaneamente.

Beh, visto il risultato prendere freddo ne è valsa la pena. Hai qualche aneddoto che vuoi raccontarci?

È stata la prima volta che sono entrata nell’elegantissima galleria di Diana, per la quale la Reggia è molto famosa. È buffo che, mentre arrivano turisti (e instagramer) da tutto il mondo a visitarla, proprio io che sono torinese non ci fossi mai stata. Un’altra cosa divertente è che mi è stata scattata una foto mentre bevo caffè (Nespresso era uno degli sponsor dell’evento), che è una cosa rarissima perché in realtà non mi piace.

Curiosità: che cosa hai utilizzato per scattare?

Ho scattato con l’iPhone 6. Ora sono passata all’iPhone X, ma in generale uso molto di più lo smartphone che la macchina fotografica. Qui il paesaggio e la luce erano già stupendi, quindi non c’è stato molto editing. Però di sicuro ho scaldato un po’ le luci, per aumentare un po’ l’”effetto alba” e ho fatto risaltare di più i fiori in primo piano. L’applicazione con cui svolgo queste operazioni, sempre rigorosamente su smartphone, è Snapseed. Dopo ho applicato anche un filtro di VSCO, altro software che mi piace molto e i cui effetti aiutano a rendere la foto meno “finta” e più coinvolgente.

Purtroppo siamo giunte al termine, ma non posso non chiederti qualcosa di più di te, del tuo impegno con gli Igers…e qualche piccolo consiglio per noi.

Non ho studiato fotografia, o meglio ho seguito solo un corso (bellissimo, peraltro, tenuto da Enrico Bellone a Torino) di fotografia digitale con la reflex molti anni fa. Sono laureata in lettere e appassionata di linguistica e di antropologia. Inoltre, come saprà chi segue le mie stories su Instagram, suono il pianoforte e ho anche alcuni giovanissimi allievi di piano.

Mi sono iscritta a Instagram nel 2011 e questo software ha fatto sempre di più parte della mia vita, fino agli ultimi due-tre anni, in cui quello che faccio è diventato un lavoro. Ora mi occupo da freelance di creazione di contenuti, di elaborazione di strategie per i social, di formazione su Instagram e di storytelling digitale.
Un grande passo in avanti è stato entrare a far parte della comunità Igerstorino, che fa capo all’associazione culturale Igersitalia e si impegna per creare momenti di incontro e promuovere il territorio attraverso la fotografia e i social network.
Per quanto riguarda Instagram, credo che si impari facendo, sperimentando e sbagliando, e che tutti possano trovare il modo di raccontare la propria storia unica attraverso i social. L’importante, soprattutto in questo momento, credo che sia non dare troppo peso alla crescita fine a se stessa e al numero di like e followers, ma concentrarsi sulla propria creatività e sui rapporti umani, spesso bellissimi, che si possono stringere e coltivare attraverso lo schermo dello smartphone.
Grazie a Marta ho rafforzato ancora di più l’idea che senza emozioni è quasi impossibile scattare e comunicare allo stesso tempo. Le emozioni ci permettono di vedere qualcosa che gli altri non vedono, di costruirci sopra una storia. E non esiste la foto giusta o la foto sbagliata, esistiamo semplicemente noi e ciò che vogliamo condividere.